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Questi bambini sono caratterizzati per una mancanza di perseveranza nelle attività che richiedono un impegno cognitivo e della tendenza ad un attività disorganizzata, mal regolata ed eccessiva (ad esempio: passare da un compito ad un altro anche senza completarlo). Appaiono sempre in movimento, possono parlare tanto e fuori contesto, manifestare sempre impazienza e difficoltà nell’attesa del proprio turno.

Inoltre possono presentare una grande difficoltà a mantenere l’attenzione e l’ascolto, a seguire le istruzioni, portare a termine e concentrarsi sui compiti scolastici; sono facilmente distraibili da stimoli esterni.

Questo tipo di difficoltà (denominato anche ADHD) viene inserito nel DSM-5 tra i disturbi dell’età del neurosviluppo ed è legato a concause neurofisiologiche ed epigenetiche.

I bambini caratterizzati da questa diagnosi incontrano spesso delle difficoltà in aree importanti dello sviluppo come l’apprendimento (hanno necessità di condizioni educative speciali e sovente del sostegno scolastico), il controllo dell’aggressività e nelle relazioni con i pari e l’adulto, dove è frequente riscontrare situazioni di rifiuto e marginalità. Possono andare incontro allo sviluppo di sintomi ansiosi e depressivi, ed avere difficoltà nello strutturare una sana autostima e fiducia in se stessi.

Nell’ambiente di sviluppo del bambino il forte impatto della condizione psicopatologica può portare allo strutturarsi di interazioni genitori-bambino disfunzionali e reciprocamente frustranti, che possono alimentare i sintomi ed esacerbarli nel tempo.

Nell’età evolutiva la presa in carico del disturbo che avviene in genere intorno ai 7 anni, deve essere effettuata a livello neuropsichiatrico, riabilitativo e psicologico.

L'intervento dello Psicologo - Psicoterapeuta

Lo psicologo-psicoterapeuta può intervenire sugli aspetti interpersonali del disturbo e sul modo di relazionarsi e rispondere al bambino da parte delle persone nei suoi contesti di riferimento (scuola, famiglia, pari). Può aiutare il bambino lavorando sulle risonanze emotive del disturbo, sulla ricerca di strategie per comprendere le proprie difficoltà, sulla riduzione dei comportamenti-problema, sulla riflessione relativa ai propri processi si pensiero e l’uso di piani d’azione premeditati.

Letture consigliate:

Savarese, G. (2009). Iperattività e gestione delle emozioni. Milano: Franco Angeli

Vio, C., Marzocchi, G.M., Offredi, F. (1999). Il bambino con deficit di attenzione/iperattività. Trento: Erickson.

Film consigliato:

“La sindrome dei monelli” – Alberto Coletta, 2011 (Documentario, 72 minuti; visibile su YouTube). http://www.youtube.com/watch?v=yOzfHP_ryVY